postato da vissidarte alle ore 13:46
lunedì, 29 gennaio 2007

Riemergo. Almeno tento.

La Boheme non era male. Sono incappata, purtroppo, in Nora Amsellem, ma la prima Mimì mi riferiscono esser stata di gran lunga migliore. Finalmente ho sentito un gran Pietro Spagnoli, che risparmiandoci le varie gigionerie da Figaro e Don Giovanni mi è parso perfino simpatico.

ieri sera mi sono persa il duo Bertagnolli-Ballista, alla Pergola in sostituzione di Norberg Schulz-Costa. Sì, l'ho fatto. Ma non mi sento colpevole.

Per il resto, che dire.
Il mio pesce non c'è più, e questo già lo sapevate.
E' passato il giorno del genetliaco di Mozart, ma quest'anno non gliene frega niente a nessuno.

E' passato il giorno della memoria, di cui non è fregato mai quasi niente a nessuno. A tal proposito, vorrei segnalare un film sul processo di Norimberga fatto dagli americani (il film...!?). Lo segnalo per la tristezza, la pochezza e soprattutto la falsità della cinematografia americana, tesa soltanto a mostrare superiorità. Ma quanto sono buoni gli americani. Ma quanto sono civili gli americani. Ma che bell'esempio sono gli americani. E meno male che esistono gli americani, che liberano da tutti i mali. Ma come sono giusti gli americani.

E che le loro basi del menga le vadano a costruire ad Arcore, a casa del loro amico.

Bleah.
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postato da vissidarte alle ore 21:53
mercoledì, 24 gennaio 2007

Oggi sono soltanto triste. Oggi piango e basta.

Mi ha lasciato l'ultimo dei miei pesci, il più amato, il più grosso, il più longevo.
E non me ne frega un cazzo di chi dice 'è solo un pesce'. Io i pesci non li mangio. Io piango per un pesce, perchè lo amo, come tutte le altre creature della terra. Tutte, escluso l'uomo.

Mi chiedo perchè sia morto il mio amatissimo pesce rosso e tanta gente stia ancora al mondo.
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postato da vissidarte alle ore 17:56
lunedì, 15 gennaio 2007

Ho scoperto che qualcuno mi linka come 'blog sibillino'. Inutile dire quanto abbia ragione, e quanto io abbia riso nel vedere come, anche per iscritto, io sia assolutamente un mistero.

Sto cominciando a pensare alle vacanze. Non so bene cosa fare quest'anno, se tornare al mare, in montagna, se starmene a casa. Boh. Deciderò. Intanto ci penso.

Oggi e domani sono due giornate lunghissime. Senza contare che dopodomani è il rinco day, e che venerdì c'è la prima de La Boheme. Preparo i fazzoletti.

Perchè a me La Boheme mi squarta l'anima. Eh lo so, lo so, mica sono l'unica. Però che dire... di Violetta Valery e Madama Butterfly, per citarne qualcuna, me ne faccio una ragione, ma La Boheme mi fa piangere come un vitello già dal mar rosso... un po' come Andrea Chenier. Non credo sia l'irreversibilità del destino a colpirmi, altrimenti sai quante. Piuttosto la sfiga, eccheccaz, una trova l'amore, dico io, lo trova!, e litiga di continuo, senza godersi un'acca. Poi muore. A quell'altra glielo ghigliottinano, perdipiù ingiustamente, e quella decide di morire insieme a lui.

E che sculo. E' lo sculo che mi fa piangere, ne sono sicura. Riesco perfino a intristirmi nel finale del Ratto dal serraglio, per Osmin.

Ok, ho divagato abbastanza. Vado, il mondo mi aspetta...Buona serata, io spero soltanto che passi alla svelta!
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postato da vissidarte alle ore 11:14
sabato, 13 gennaio 2007

La Repubblica, 13 gennaio 2007

Lo spettacolo del male

UNA madre scarmigliata leva il coltellaccio sul suo bambino: sta per ucciderlo e darlo in pasto, sotto forma di spezzatino, agli avventori della sua trattoria. Un padre disperato non sa come sfamare i suoi figlioletti: per levarsi di dosso l'impotenza e l'umiliazione li strangola entrambi. Sono due delle storie (vere) messe in scena da Paolo Poli nel suo ultimo, ferocissimo eppure comicissimo spettacolo teatrale, ispirato alle cronache italiane di questo secolo così come le hanno raccontate sei grandi giornaliste e scrittrici.

Il noir appare qui trasfigurato dallo sguardo favoloso e beffardo di uno dei teatranti più caustici (ed eleganti) mai visti in scena. Eppure, allo spettatore appena uscito dalle raffiche di orrore delle cronache, il teatro di Poli offre, tra cento altre cose, l'occasione per una riflessione non fugace su uno dei sentimenti più diffusi di questi giorni, specie attorno al macello spaventoso di Erba.

Il sentimento è quello di una inedita e raccapricciante qualità del male a noi contemporaneo, sbocco inevitabile di una società sempre più destrutturata e per definizione "senza valori". Ebbene, i fatti innominabili (infanticidio, cannibalismo...) narrati da Poli risalgono al principio di questo secolo, ravvivando la memoria, parecchio sbiadita, di quando l'efferatezza e la sopraffazione avevano per motori specialmente l'ignoranza e la fame, e la brutalità di rapporti sociali parecchio ferini, ancorché sorretti da "valori" ancora molto solidi, per esempio quelli della civiltà contadina, per esempio quelli della sottomissione sociale alle classi "superiori" o alla Chiesa.

Quanto ai conflitti tra vicini, basterebbe la ricca casistica delle violenze rurali per sapere quanto spesso il coltello, il randello e il fucile hanno preteso di risolvere convivenze ostili. Oppure riaprire pagine di tenebrosissimo degrado sociale, come la compravendita degli orfanelli, come la larga diffusione dell'incesto nelle famiglie patriarcali dell'Italia contadina, eccetera eccetera...

Chi, poi, ami attardarsi nella riflessione molto contrita e molto pentita sul Novecento fonte di ogni efferatezza politica, sempre nel teatro di Poli (ma ovviamente in infiniti altri luoghi) potrà trovare qualche illuminante notizia sulla scelleratezza, il sadismo e la pazzia ideologica degli evi antecedenti: sette cristiane purificatrici prevedevano, per tutelarsi dalle insidie del sesso, l'auto-evirazione, e pazienza, ma spesso provvedevano a evirare (per salvarli!) anche passanti non esattamente volontari...

Il sospetto, dunque, è che l'angosciosa percezione di un salto di qualità del male e della violenza sia dovuta soprattutto a una assai più diffusa conoscenza di crimini sempre avvenuti, ma solo oggi diventati materia prima quotidiana di un sistema mediatico cresciuto in maniera esponenziale. Ogni frammento di orrore viene ingigantito, ogni urlo di dolore amplificato, su ogni singola variazione attorno all'orrendo tema della violenza dell'uomo sull'uomo vengono allestiti fluviali dibattiti. L'esile scia di sangue che i cantastorie trascinavano per piazze e villaggi è diventata il mare di sangue che esonda dal video: ma è sempre lo stesso sangue, probabilmente anche la stessa dose pro-capite, solo con un rendimento "narrativo" moltiplicato per mille, per un milione, per un miliardo di volte.

La vera novità è dunque che sappiamo. Che vediamo. Che sentiamo. E su questo dovrebbe svilupparsi la vera discussione. Perché se è vero, anzi è quasi ovvio, che una coscienza diffusa del male, una rappresentazione non censurata e non moralistica dei delitti, fanno parte dei diritti di una società matura, e che sono in genere le dittature a oscurare le cronaca nera; è anche vero che ciò che chiamiamo "informazione" è anche, e al tempo stesso, un gigantesco spettacolo e un mercato mondiale immenso (veicolo fondamentale della pubblicità).

L'attrazione per le storie fosche e crudeli, fin dai primordi della cultura orale e scritta, è una delle componenti forti della psicologia popolare. Ma siamo sicuri che l'impatto enorme e oramai incontrollato del delitto nell'informazione di massa, il proliferare di veri e propri format televisivi attorno ai fatti di sangue, il pullulare di "esperti" e criminologhi e opinionisti che paiono interessati a ingigantire i fatti anche per ingigantire il loro potere professionale e i loro cachet; siamo sicuri, dicevo, che tutto questo obbedisca solo al dovere di cronaca, al bisogno di conoscenza e di trasparenza, insomma ai diritti dell'opinione pubblica?

Oppure l'opinione pubblica, se interpellata, preferirebbe qualche zoomata in meno sulle macchie di sangue, e qualche notizia in più sui retroscena delle guerre, sui crimini "puliti" dell'economia e della politica?

Forse, ecco: la "notizia" che la bestialità, tra gli uomini, è sempre esistita, e in forme ugualmente abominevoli, potrebbe aiutare tutti, giornalisti e opinione pubblica, venditori e acquirenti della merce informazione, a calmierare leggermente il mercato del nero. Molti delitti sono remake di orrori già accaduti. Non è obbligatorio, ogni volta, presentarli come il delitto del secolo: ogni secolo, purtroppo, ne sciorina tanti quanti basterebbero a disgustare perfino il più efferato e morboso dei pubblici paganti.

Michele Serra
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categoria : a titolo informativo, fatto è il mondo così

postato da vissidarte alle ore 16:45
venerdì, 05 gennaio 2007

Stranezze di splinder, giorni or sono mi è sparito l'avatar. Così l'ho rimesso nuovo di zecca, è sempre il mio occhio, ma essendo estratto da una foto color seppia purtroppo non si apprezza il color del cielo dell'iride. So che sarà difficilissimo, ma confido nella vostra capacità di sopravvivenza.

E' finito un anno. Ne è cominciato un altro. Ciò che pensavo (finalmente?) di aver lasciato nel 2006, si è puntualmente rimanifestato anche nel 2007. Non so, si vede che il periodo di passaggio da un anno all'altro provoca strani ritorni pseudo-affettivi di natura pressochè ignota e, probabilmente, ignobile.

Nel frattempo il magnifico comune di Firenze ha ben pensato di mettere fuori norma il mio prezioso motorino, appiedandomi per ben tre giorni alla settimana. Stenderò un velo pietoso su ciò che penso e che auguro a Domenici ed alla sua giunta. ma penso che sia abbastanza chiaro.

Per inciso, comunque, io avevo votato la De Zordo. Il giorno del ballottaggio mi inventai un impegno improvviso, cosicchè mi fosse impossibile votare con la molletta al naso per Domenici (centro-sinistra) o col sacchetto del vomito per il centrodestra.

Vabbè. Oggi comunque posso circolare, dunque ne approfitto. Sto per andare a svaligiare un negozio d'intimo che ho intravisto la settimana scorsa.

Bye!
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